19 maggio 2026
Una intera mattinata, lunedì 18 maggio, dedicata ad un tema quanto mai attuale e importante: “Le sfide dell’Intelligenza Artificiale e la responsabilità dell’informazione – tra responsabilità, cooperazione ed educazione”. La Sala degli Abati del Palazzo Badiale si è via via riempita di giornalisti, a cui erano riconosciuti 5 crediti formativi deontologici, e di docenti di Religione, per i quali era stato ottenuto dal MIUR l’esonero dal servizio. Organizzato dalla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, insieme all’Istituto Teologico Leoniano, all’UCSI Lazio, all’Ordine Giornalisti del Lazio e a Teleuniverso, il Corso si presentava ricco di temi interessanti su cui interrogarsi e riflettere profondamente, all’indomani della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Il primo saluto istituzionale ai convegnisti è stato quello del Vescovo Gerardo Antonazzo che, rifacendosi al bellissimo e profondo Messaggio di Papa Leone XIV per l’occasione, “Custodire voci e volti umani”, ha spiegato il perché di questo titolo. Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona, perciò volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola, giuntaci anche dai profeti e da Gesù, Figlio di Dio. Ha insistito sul concetto dell’unità tra corpo e anima, secondo la teologia biblica e citando anche filosofi, come Cartesio che parlava di res cogitans e res extensa, la sfera del pensiero e quella della realtà concreta. La sfida posta oggi dall’IA, ha sottolineato, non è tecnologica, ma antropologica. Per questo è importante custodire: custodire i volti e le voci significa custodire noi stessi. Siamo chiamati ad accogliere le sfide digitali della tecnologia, ma mantenendo sempre il nostro pensiero critico per evitare di restare chiusi “nelle bolle di facile consenso e facile indignazione” degli algoritmi.
A seguire, il moderatore Don Andrea Pantone, Direttore dell’Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali, ha accolto il saluto del presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Guido D’Ubaldo, quello di don Alessandro Paone per la Conferenza Episcopale del Lazio, che ha precisato con forza che noi siamo “custodi di tutti” e del presidente Ucsi Lazio (Associazione cattolica di giornalisti e comunicatori professionali) Maurizio Di Schino, che ha ribadito che dobbiamo piuttosto “custodire l’intelligenza umana”.
A guidare la riflessione su ruolo e responsabilità del giornalista davanti alla manipolazione digitale oggi, è stato Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, che ha illustrato come la deontologia giornalistica cambia, dal momento che la tecnologia, e l’IA in particolare, ha modo e strumenti per manipolare realtà, volti, voci, identità e per creare “realtà parallele”, contraffatte ma che possono sembrare vere. Dunque, occorre ai professionisti della comunicazione, un nuovo Codice Deontologico, per verificare le fonti, tutelare l’identità personale, custodire la verità. Anche Giovanni Rispoli, giornalista Sky, ha parlato sul ruolo del giornalista di fronte alla manipolazione digitale e alla responsabilità di custodire la verità pubblica. È la macchina che deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa, l’uomo deve gestire l’IA con responsabilità e trasparenza.
Si è poi passati al secondo modulo del Corso, riguardante la dimensione educativa, aperto dalla Prof.ssa Maria Gabriella De Santis, Docente di Pedagogia educativa e Pedagogia delle relazioni educative dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale, la quale, su “Pensare in libertà”, ha molto ben illustrato lo sviluppo graduale delle capacità del piccolo, che sperimenta attraverso la madre la parte amorevole e sente nel padre il primo “altro sa sé”, poi via via la guida che con l’esempio lo avvia all’alterità, all’impegno sociale, ai doveri. Il timore che l’IA diventi il nuovo “oppio dei popoli”, richiede consapevolezza a non perdere il proprio “sé”. Bisogna educare ai sentimenti e fare attenzione che l’IA, che tende a modificare il pensiero umano, il linguaggio e l’apprendimento, non influisca in tal senso.
Particolarmente interessante l’intervento su Etica, identità e responsabilità, di Alessio Porcu, direttore del Tg di Teleuniverso, Direttore della testata giornalistica “AlessioPorcu.it” e vicepresidente ANSA della Provincia di Frosinone. Ha osservato che l’IA non garantisce la credibilità, ha un limite etico, è andata oltre l’algoritmo. Bisognerebbe capire che il tempo risparmiato con l’IA va dedicato al lavoro mentale, al ragionamento. Con lucidità e competenza ha delineato un quadro inquietante: il modello classico di editoria ha chiuso. Si è cercato di comprimere al massimo i costi (e i giornalisti vengono pagati sempre meno), ma si tende a vendere il maggior numero possibile di copie. Poi le aziende editoriali hanno mirato soprattutto a incassare dalle copie vendute e altrettanto dalla pubblicità. È nato un nuovo modello: molte aziende chiudono giornali anche ben accreditati, regna l’incertezza. Molti giornalisti… invece di preoccuparsi del giornale, cercano solo come arrivare alla pensione. La categoria dei giornalisti è quasi morta. Il vero problema è proprio il nuovo modello di business dell’editoria, non c’è più l’editore di una volta. Oggi si mira a prodotti di basso costo e a buoni guadagni, non alla qualità. Gli imprenditori se hanno pochi margini di guadagno preferiscono chiudere. Nel campo giornalistico, è il brand a fare l’autorevolezza delle notizie!
Infine Marco Pagano, direttore artistico di “Radio Cassino” e del “Teatro Manzoni Cassino”, è intervenuto ponendo una difficile domanda: “A chi appartiene il nostro futuro?” È necessario custodire voci e volti nel racconto del territorio. A proposito di cronache e comunità, ha affermato che gli algoritmi trasformano consenso, indignazione e percezione sociale.
Un quadro allarmante è dunque emerso da tutti gli interventi e dunque sia docenti che giornalisti e comunicatori debbono impegnarsi a difesa dell’umanità, che è fatto spirituale, libero, un bene fragile che va custodito, perché è il più importante per ciascuno.
Adriana Letta


















